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Martedì 20 Dicembre 2011 - Fabio RINALDI

Foto di FABIO RINALDI, a TRIESTE, via Roma n 20, I piano
presso il Centro Direzionale della BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI STARANZANO E VILLESSE


13.05.2009

il T W I N S CLUB A.S.D.C. propone al "Caffè VATTA" di via Nazionale 38, a Villa Opicina, una mostra di ANTONIO SERRAPICA

Si inaugura mercoledì 13 maggio, alle ore 21, presso le ampie sale del "Caffè Vatta" (in via Nazionale 38, a Villa Opicina) una mostra del pittore Antonio Serrapica, artista carico di napoletanità visiva, ovvero di quella impossibilità quasi organica di dissipare la visione che riempie la giornata di chiunque abiti gli spazi della periferia campana. Impossibilità sua, e di altri compaesani di pennello - Oreste Zevola, per dirne uno, o Maurizio Cannavacciuolo - come lui spinti ad affollare la tela di tutta una vita respirata nell'afa delle magnifiche piazze e dei vicoli irti, delle chiese e della Circumvesuviana. Essendo poi artista e per di più italiano, Serrapica è costretto anche a fare i conti con sé stesso, coi suoi pensieri e ossessioni, tic e passioni. Tra tutte, quella per la parola, che sfocia in titoli enigmatici, curiosi o, più semplicemente, storpiati nel lessico prima che nella morfologia - "Antibagnarola", "Quell'albero famoso, quello della disobbedienza, qui sotto al Vesuvio, le mele crescono come meloni", "Visione particolare" - titoli che spingono i suoi quadri in uno spazio ancora più compresso, lo spazio di una pittura inesorabilmente metropolitana, ma metropolitana e "sudista" nello stesso tempo, cioè intrisa di umori terrosi e solari. Una pittura che vede il Bronx per televisione ma lo vive dietro l'angolo, nello sguardo malavitoso, nella donna di malaffare, nello scugnizzo che apostrofa in maniera arrogante.

In Serrapica non troviamo l'eroica figura michelangiolesca, né la cupa luminescenza di Caravaggio; le atmosfere non sono sublimi, né il sentimento che vi aleggia è intriso di un romantico sentire.

E come tutti gli artisti scapestrati, Serrapica non distilla, e non ama la pazienza, perché ha fretta di arrivare in qualche luogo, più di Vesna che del suo andare veloce menava gran vanto. La sua non è opera del tempo, ma nel tempo. Arte che "adesso" è lì, mentre la guardi; che non rimanda né gioca a rimpiattino con stili e modi, con l'arte degli altri. È pittura che evoca senza raccontare, che offre il destro, che grida e sghignazza, che si interroga sulla vita altrui e propria e arriva persino ad abbozzare suggerimenti, scampoli di saggezza popolare orecchiata qua e là nei meandri della città e riportata in superficie sulla tela.

La mostra, curata da Gary Lee Dove, in collaborazione con l'Associazione JULIET, chiuderà il 30 giugno.

Orario di visita da lunedì a domenica, dalle 9 alle 22 - per ulteriori info: 340 7991011

Comunicato Antonio Serrapica 2009