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Martedì 20 Dicembre 2011 - Fabio RINALDI

Foto di FABIO RINALDI, a TRIESTE, via Roma n 20, I piano
presso il Centro Direzionale della BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI STARANZANO E VILLESSE


23.10.2005

Domenica 23 ottobre 2005 alle ore 11, nello spazio Juliet di Casier, si inaugura la mostra di Sonia Ros. La mostra firmata da Boris Brollo si compone di quattro quadri di medie dimensioni e di cinque piccole tele appositamente realizzate per l'occasione. I lavori che qui vengono proposti ruotano attorno al tema di una figura umana lacerata e inondata di luce. Riportiamo alcuni titoli di questi sguardi obliqui del cuore che ben indicano la sua particolarissima poetica tutta incentrata sul corpo umano: "Figura seduta", "Figura rosa", "Figure bianche". Ma se nell'iconografia occidentale questa vita essenziale è sinonimo di centralità oltre che di forma che contiene l'energia (come la magica coppa del Graal, del famoso ciclo arturiano), in queste opere l'accento si sposta e la messa a fuoco dilata l'immagine, conducendo verso l'ubiquità dello sguardo. Questa eccentricità permette, ancora una volta, di vivere il momento dell'arte come luogo privilegiato, privo di limiti o di ingannevoli gerarchie. Così, visione e desiderio sono termini costanti in queste opere, e l'entusiasmo del desiderio regala l'emozione inaspettata e talvolta rivelata. La pittura di Sonia Ros è veloce e ansiosa: usando un termino antico diremmo che è espressionista, nel senso che cava dall'interno dell'animo l'espressione più intima delle cose, denudandole, scarnificandole. Per certi versi appartiene alla storia della modernità più travagliata, quella che si è posta al di fuori delle matrici classiche, cercando nell'esotico, nel diverso, nel primitivo la sua ragione di esistere. L'autrice, nel dipingere, fissa un'istantanea della realtà, riprendendo le ombre taglienti e le luci artificiali, e creando un'atmosfera di esistenza provvisoria. È un mondo che talvolta può richiamare le luci delicate del primo Picasso o i corpi animali di Franz Marc: la vita moderna, dinamica e
contrastata, ha bisogno anche di una pennellata contorta e sofferta. Una luce calda e gassosa si irradia dalle cose raffigurate, per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l'oscillazione di
un crepuscolo sospeso fra il preludio di un giorno lontano e la vicinanza della notte. Il chiaro e lo scuro secondo le dicotomie più semplici e comprensibili di una simbologia immediata.
Come bene ha sottolineato Fabio Ghirardello, "attorno alla necessità di esprimere il corpo la pittrice ha sviluppato una ricerca serrata, accantonando gradualmente ogni facile piacevolezza per approdare a un
impianto compositivo marcatamente teatrale, a un gesto pittorico emozionante, pieno di dardeggiamenti visionari e suggestioni barocche, anche se i suoi modelli di riferimento appartengono al macroindirizzo espressionista".
Si comprende allora il gusto per la corrosione, per la lacerazione materica. Queste sottolineature non sono un mero aspetto tecnico, non sono una soluzione formale: sono anche una vibrante attesa dell'animo umano che si manifesta nella condizione di una tensione forte, carica di energie positive, in cui ogni inclinazione dionisiaca viene a coincidere nell'evento fattuale della composizione pittorica.
La mostra, realizzata in collaborazione con l'associazione aiap-unesco di Portogruaro e che può diventare un buon pretesto per una gita fuori porta, proseguirà fino al 15 novembre.