ANTONIO SERRAPICA
al "MITI caffè" - via Torrebianca 39/b - Trieste
aperto da mar a sab, dalle 9 alle 20 - tel 347 1479018 -
iniziativa promossa da Associazione Juliet
Martedì 22 giugno, alle ore 19.00, al Miti caffè di via Torrebianca 39/b, a Trieste, si inaugura una mostra con le più recenti e tipiche opere di Antonio Serrapica.
Essendo artista e per di più partenopeo, Serrapica è costretto a fare ripetutamente i conti con sé stesso e con il mondo che lo circonda, coi suoi pensieri e ossessioni, tic e passioni. Tra tutte, quella per la parola, che sfocia in titoli enigmatici, curiosi o, più semplicemente, storpiati nel lessico prima che nella morfologia.
"Con tutto il succo di limone negli occhi" è un suo titolo che ci dà una mano a capire di più. L'acido è di toni accostati di fretta, quasi a essere in uno studio affollato, a sgomitare con altri artisti, per finire prima quadri che alloggiano storie raccontate per scampoli, a volte col fiatone, a volte con la lentezza quasi insopportabile di chi non vive comunque nella ";norma-lità" del giorno che scorre come tanti. "Visione particolare" è uno di questi momenti fermi nel tempo, col colore appiattito, asfissiante, grigio, a bloccare ogni possibilità di fuga dalla realtà, dal qui e ora, da un momento in cui non c'è nulla che valga la pena di rivivere. Questa è la pittura del giorno senza storia, di un tempo che fa ricongiungere gli opposti di epica e banalità, di immagine e assenza-di-immagine, narrazione e silenzio o vuoto.
Qui non troviamo l'eroica figura michelangiolesca, né la cupa luminescenza di Caravaggio; le atmosfere non sono sublimi, né il sentimento che vi aleggia è intriso di un romantico sentire. All'opposto un souk pittorico riemerge da una afasia storica, e il disco torna a girare sul piatto, riportando nell'aria l'indiavolato tum-tum di canzonette sparate dai vicini. Tornano i colori e le forme elementari, con segni ambiziosi, carichi di miti di terra e d'aria che rincorrono angurie e ananassi, pulcinelle e vecchie biciclette, schierandosi contro cieli infiniti e mani materne in un calderone di tutto il sud del mondo. Un sud del mondo che altro non è se non un modo di pensare, di vedere, di comunicare per blocchi di immagini, di suoni, di toni, di colori. Un sud che vuol dire crescere in altro modo, fieri di non essere capaci di sbarazzarsi dell'occhio vorace e disincantato del bambino. E come tutti i bambini, Serrapica non distilla, e non ama la pazienza, perché ha fretta di arrivare in qualche luogo. La sua non è opera del tempo, ma nel tempo. Arte che "adesso" è lì, mentre la guardi; che non rimanda né gioca a rimpiattino con stili e modi, con l'arte degli altri. È pittura che evoca senza raccontare, che offre il destro, che grida e sghignazza, che si interroga sulla vita altrui e propria e arriva persino ad abbozzare suggerimenti, scampoli di saggezza popolare orecchiata qua e là nei meandri della città e riportata in superficie sulla tela.
La serata inaugurale, promossa dall'Associazione Juliet, sarà presentata dal critico Alessandra Vicari. La mostra sarà visitabile fino al 30 agosto, con orario da mar a sab, dalle 9 alle 20. I nomi dei prossimi artisti, che si susseguiranno a scadenza di circa sessanta giorni, all'interno di questo progetto di esposizione contaminata e dialogica, sono quelli di: Dino Sileoni, Carlo Fontana, Paola Vattovani.