S'inaugura, mercoledì 14 maggio, alle ore 21, presso lo spazio promozionale del "Caffè VATTA" (in via Nazionale 38, a Villa Opicina) una mostra del pittore concittadino Franco Ule.
L'autore, che ha condiviso esperienze ed appuntamenti artistici con autori come Sergio Cascavilla, Cuoghi e Corsello, Antonio Sofianopulo, in questa occasione propone una serie di lavori su tela e su carta incentrati sul complesso tema della visione e del desiderio che diviene così il filo conduttore dei quadri che fanno da fulcro all'intera mostra: si tratta di opere su carta e su tela che vanno dal 1981 al 2007, quasi a creare una piccola testimonianza di ventisei anni di attività e un confronto segnico tra opere distanti nel tempo ma simili nello spirito.
In queste opere l'emozione (desiderio) esalta, allora, la visione (opera), deformandola e alterandola: le tele sono piene di figure asimmetriche, talvolta accartocciate sul segno nero dominante, i piani si confondono, il colore deborda, il cuore pulsante amplifica a dismisura il suo battito di forte energia.
Il tema del fiume, metafora dell'esistenza, diventa "la via lattea", specchio in cui -parafrasando Lautrémont- si riflette ogni immagine, ogni tempo, passato e futuro. Il ritmo del cuore -portato coscientemente al suo diapason- fa volare la fantasia verso mete improcrastinabili. Aspetto caratteristico in questi lavori è l'immediatezza del messaggio, la quasi totale mancanza di mediazione intellettuale; mancanza che si pone a beneficio dell'opera. La comunicazione è diretta. Se dovessimo pensare a un colore, questo colore non potrebbe essere altro che il rosso intenso, colore sanguigno per antonomasia, colore che sprizza scintille e che esalta l'animo umano, il nero e il blu cupi, atti a definire l'umore meridiano e la bile nera.
La soggettività, in questo modo, s'innalza nel pigmento oltre che nel dimensionamento dei temi raffigurati. Si tratta di una soggettività visionaria che non si confronta con la resa naturalistica o con le regole prestabilite, e che rende, quindi, possibile il continuo passaggio dal micro al macro, dal primo all'ultimo piano, con scarti e con fughe repentine.
Nei volti deformati e sgraziati, l'ampia zona libera della tela (o del cartone) intende essere particolare ingigantito dell'ipotetico mondo-campo posto tutto attorno, ma la totale libertà pittorica con cui viene rappresentato, rende il particolare (il macro in questo caso) soggetto a sé e, contemporaneamente, lascia intuire il legame, la sua intima dipendenza, con la sfera del micro. Pur trattandosi in definitiva di pittura "rappresentativa" siamo, dunque, al cospetto di una figurazione che coinvolge meccaniche di approccio con il reale fortemente intimistiche, vissute profondamente e poi efficacemente rese in pittura, in modo che la visione personalistica possa essere condivisa in maniera allargata. La soggettività dello sguardo, il suo desiderio permette così che affiori l'emozione, tanto da farla diventare emozionalità sprigionata dal paesaggio.
Il motivo del micro -nel suo rapportarsi con il macro- è à rebours, è contemporaneamente immagine rappresentata e processo interiore che muove l'artista verso istanze neoespressioniste.
In alcuni lavori di piccole dimensioni, il supporto assume importanza particolare, fino ad assumere interessante valenza plastica, tanto che l'allargamento della visione coincide con l'evento fattuale del lavoro. L'ombra della tela attorcigliata che si staglia sulla parete bianca diventa allora parte integrante dell'opera e il soggetto, debordando dal limite della tela, si espande metaforicamente in ciò che sta attorno, facendoci vedere ancora una volta, come sia possibile vivere il momento dell'arte, come luogo eccentrico e quindi privilegiato, senza i limiti di ingannevoli gerarchie.
La mostra, curata da Gary Lee Dove, in collaborazione con l'Associazione JULIET, chiuderà il 30 giugno.
Orario di visita da lunedì a domenica, dalle 9 alle 21 - per ulteriori info: 340 7991011