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Associazione Culturale JULIET / Interviews / GABRIELLA & OTTAVIO



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News

20.08.2008

G I O V A N N I P U L Z E alla S E R R A di VILLA REVOLTELLA, v i a M a r c h e s e t t i n. 37, T r i e s t e

04.09.2008

Antonio Serrapica allo Spazio Juliet - TRIESTE

11.09.2008

"T R E + T R E" al TWINS CLUB A.S.D.C. - via Economo 5 - Trieste

14.09.2008

Plinio Martelli da J U L I E T - P A R C O F o u n d a t i o n d i C a s i e r (TV)

15.10.2008

F R A N C OU L E al TWINS CLUB - via Economo 5 - Trieste

triestèfotografia


GABRIELLA & OTTAVIO

Quale quadro per noi?
Quale strano animale è il collezionista? Quali sono le sue occupazioni quotidiane? Sono simili a quelle di noi miseri mortali o sono del tutto diverse ed eteree? Come si tiene aggiornato sugli ultimi fermenti dell'arte contemporanea? E, infine, di che cosa disquisisce, di che cosa si interessa nei momenti di pacata convivialità? Tutte queste domande mi vengono in mente nel tentativo di radiografare il corpo culturale della città di Trieste, in primis perchè si spera che dia un segno di vita, e secondariamente perchè il ruolo del collezionista è posto, da Alan Bowness, al terzo livello della scaletta che deve decretare il successo di un giovane artista.Di tutto questo ne parliamo con Gabriella e Ottavio Vergani, placidamente seduti alla Trattoria Dalmazia di via Rapicio, davanti a uno stupendo branzino accompagnato da una generosa Malvasia istriana.
Che cosa significa essere collezionisti?
"Per noi significa capire che tramite una nuova acquisizione si possono avere scambi di informazioni e di opinioni. Insomma, prima che di opere siamo collezionisti di interessi, intenzioni, notizie, contatti".
Come vi siete incamminati su questo territorio accidentato?
"Il tutto è avvenuto durante una visita alla Parco Foundation di Casier. » lì che abbiamo scoperto i quadri di Carlo Fontana, il sapore mediterraneo dei suoi verdi e dei suoi blu, il calore dei gialli e il pulviscolo dei rossi. Là abbiamo conosciuto anche la forza mediatica dei pensierini di Francesco Lauretta. Il tutto pareva potesse estendersi oltre le dimensioni della parete per riunirsi al verde intenso dell'esterno, in un continuo interscambio tra natura, comunicazione e contatto".
Da un punto di vista culturale, Trieste vi sembra sufficientemente vivace?
"All'apparenza Trieste sembra avere irrimediabilmente perso ciò che all'inizio del secolo diciannovesimo la distingueva dalle città italiane, cioè la capacità di intercettare le molteplici espressioni culturali che i suoi abitanti si portavano appresso. La condizione geopolitica susseguente alla Prima Guerra Mondiale, infatti, troncò quell'afflusso europeo ed extraeuropeo di persone che, con le loro tradizioni e conoscenze culturali diverse, avevano contribuito a creare un clima vivace e frizzante; non dimentichiamo il numero di teatri e di cinema che costellavano ogni rione di questa città assieme al vasto numero di caffè che erano sì punto d'incontri commerciali, ma anche punto di ritrovo dell'intellighenzia triestina. Non dovremmo poi dimenticare che Trieste era considerata una città campione per la produzione teatrale e un buon viatico per la riuscita di una tournÈe era data dal successo della sua prima qui. E se tra le due guerre Trieste, in qualche modo, riuscì a mantenere alto il livello culturale, la cosiddetta Guerra Fredda, con la conseguente Cortina di Ferro, finì per azzerare la sua vivacità culturale, e tutta una serie d'iniziative artistiche andarono perse. Ora, rimettere in contatto la città con il mondo, oltre che con il suo naturale retroterra pare cosa difficile e la politica non sembra dare in questo senso alcun aiuto".
Pregi e difetti di questa città?
"La prima qualità di Trieste è che permette di passare dal mare alla montagna in circa cinque chilometri oltre alla possibilità di avere a due passi l'Istria e la Dalmazia con tutte le loro bellezze selvagge. In definitiva è una città comoda che permette di vivere comodamente. Il principale difetto è quello di una città usa a brontolare e spesso a non agire, magari adducendo il concetto del no se pol o del no se ga mai fato cussì".
Vedete una qualche prospettiva di miglioramento?
"Viene spontaneo, anche se non dialetticamente corretto, rispondere alla domanda formulando una contro-domanda: Trieste ritroverà la sua funzione, qualunque essa sia?"
Quali gli artisti che amate di più?
"In primo luogo Carlo Fontana, un vero e proprio poeta del colore. Successivamente ci siamo avvicinati al lavoro di autori più giovani come le sete dipinte di Valentina Cosciani Bonivento e gli angeli discreti e vigili di Giovanni Pulze. Grande interesse hanno poi suscitato in noi le opere di Marsic, Massini e Nata".
Quanto incide sulle vostre scelte la linea impositiva del mercato?
"Assolutamente nulla: non ci aggiorniamo sulle quotazioni, non acquistiamo per investimento, non accumuliamo per gusto del possesso. Il nostro continua a essere un percorso intenzionale, emozionale, sempre disposto all'apprendimento, ma con una dose di voluta leggerezza che sdrammatizza gli acquisti dando loro un pizzico di imprevedibilità".
Vostro prossimo acquisto?
"Non pianifichiamo le nostre vite: agendo d'istinto offriamo all'opera di un artista che dobbiamo ancora incontrare l'opportunità di fare la prima mossa".
R. Vidali


Ottavio alla festa di JULIET XXV YEARS


Lauretta, dalla collezione privata di Gabriella e Ottavio