Franco ULE
febbraio 2002
di R.Vidali
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La pittura di Franco Ule è fatta di segni veloci e introspettivi; il segno forte marca il contorno, ma non riesce sempre a vincere sulla campitura coloristica: spesso questa deborda consegnandoci un impasto fluido e avvolgente. I contrasti coloristici sono come santa barbara pronta all'esplosione. Questo flusso oltre che materico è esistenziale, circoscrive la dimensione nella quale viviamo, indica una visionarietà ricercata e una sua possibile sublimazione. -Che cosa ci fai a Trieste, dopo gli anni passati nelle Filippine, a Londra e a Berlino? "L'estero e l'esotico, il distante e il vicino, il poco e il molto non sempre coincidono. Per esempio, se nelle Filippine ho abitato per alcuni anni e ci ho fatto anche una mostra, a Berlino ci sono stato solo pochi giorni, a trovare Daniel Bisold, un artista mio amico che ha sviluppato una originalissima pittura astratta. Ad ogni modo, a Berlino, nonostante il poco tempo a disposizione, ho avuto l'opportunità di conoscere una realtà che al momento è, artisticamente parlando, la più viva d'Europa. La vitalità creativa ha riscontro immediato nella miriade di gallerie d'arte che presentano il meglio che c'è in giro oltre a una efficace rete museale, ben finanziata e sostenuta a livello governativo". -Allora è una dannazione vivere in provincia oppure è una cosa buona? "Trieste è una città tranquilla, con il suo fascino: non ci sono grattacieli di centoventi piani, ha il mare, il sole e il Carso". -E della Trieste prosaica che cosa apprezzi? "La minestra di fagioli, il vino Terrano con il prosciutto carsolino, le pastecreme". -In questa città, quali persone frequenti? "Principalmente artisti. Da molti anni ho una frequentazione assidua con Antonio Sofianopulo. Nel suo studio si respira un'atmosfera mitteleuropea che lascia davvero stupefatti. Inoltre mi incanta la sua capacità di elaborare opere complesse partendo da semplici dettagli, quali possono essere un filo d'erba o una particolare luce mattutina. La sua è una raffinatezza e sottigliezza di visione, un surrealismo magico che non stento ad avvicinare alle opere di Balthus. Mi vedo, poi, spesso con Davide Skerlj, che possiede l'acutezza di chi è capace di ampliare i propri orizzonti. Ecco, con lui scambio punti di vista su realtà a noi lontane, come New York o Londra. Non di rado mi vedo anche con Paolo Cervi Kervischer, di cui ammiro lo scarno segno espressionista che fa tutt'uno con la spigolosità del suo carattere". -Chi ti ha traviato sulla via della pittura? "Nessuno, poiché credo che pittori si nasce e critici si diventa".
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F.Ule "Senza titolo" 1986, olio su lastrolux, ph. M.Roccia |
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Trieste, 2004, Franco Ule in tenuta da carcerato e con il numero di registrazione sta davanti a un suo quadro dalla serie "Bad Days"; il che vale a dire che al peggio non c'è mai fine e che di giorni terribili ce ne possono ancora capitare. |
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F.Ule "Senza titolo" 1986, olio su lastrolux,ph. M.Roccia |
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