Davide SKERLJ
novembre 1998
di R.Vidali
Davide Skerlj è un giovane artista che ruota attorno a quel poco di moderno che Trieste propone, e proprio a causa di questa carestia ha deciso di passare parte della sua vita a New York, dove gli stimoli culturali, le occasioni, le mode, sono più numerose e più prorompenti.
-Quale è stata la tua formazione? "Il mio iter formativo inizia con l'Istituto d'arte 'Nordio', ma l'ambiente ristretto dopo un po' mi deprime e mi fa abbandonare gli studi. Anni dopo, vengo ammesso all'Accademia di Belle Arti di Venezia, corso di pittura del professor Carmelo Zotti. Ma quella che ritengo la mia vera esperienza sul campo è avvenuta al Laboratorio P dell'ex comprensorio psichiatrico di San Giovanni". -Quando ti trovi a Trieste che cosa fai, come passi il tuo tempo? Chi frequenti? "Vado a casa di amici per spassarmela con un bel bicchiere di birra scura oppure leggo libri sul Tao, dove non ci capisco nemmeno una riga". -Ma Trieste, secondo te, ha degli aspetti positivi, ha delle prospettive per il futuro? "Questa è una città di confine che ha perso il suo mercato e quindi parte del suo futuro. Per quanto riguarda l'aspetto più eminentemente artistico, bisogna ricordare che senza soldi non si fa nemmeno prodotto artistico". -Riguardo al tuo lavoro, come procede la tua ricerca; soprattutto da quali basi e verso quali obiettivi? "La ricerca che conduco avanti è caratterizzata dal COLORE BIANCO, ed è suddivisa in due diverse tematiche. La prima sulla scelta di frammenti umani, la seconda di 'oggetti scelti' per una prerogativa evocativa e plastica". -Quali, allora, le tue finalità, i tuoi intenti immediati? "Salvaguardare la mia esistenza dato che oggi ci sono e domani non ci sarò più".
D.Skerlj "Obiects" 1988, ph. A.Curto