Carmine CALVANESE
settembre 2002 di R.Vidali
Quale è stata la tua formazione? "Ho studiato ceramica alla scuola d'arte di Salerno; pittura e fotografia all'Accademia di Napoli. È stata una formazione severa e intensa che mi ha fatto approdare, agli inizi degli anni '90, a una ricerca giocosa e congestionata". Come pensi di poter collocare la tua ricerca nel panorama artistico contemporaneo?"Quando si lavora nell'attualità diventa difficile collocarsi. E poi non spetta a me questo compito, ma ai critici; altrimenti a cosa servono tutti questi scrivani dell'arte? Io credo comunque di fare del concettualismo ironico, senza per questo essere sbeffeggiante come Cattelan". Hai da poco partecipato alla mostra Una Babele psotmoderna, progetta e curata da Edoardo Di Mauro. Come ti ci sei trovato all'interno di quella cornice ideologica?"Con Edoardo Di Mauro c'è stima reciproca da anni e con molti degli artisti lì presenti, come Walter Bortolossi e Karin Andersen, c'è frequentazione e rispetto per il lavoro che si svolge. Quindi che ti devo dire? Mi ci sono trovato più che bene. Sarebbe auspicabile che iniziative di questo genere, soprattutto in ambito triveneto, fossero più frequenti o, perlomeno, trovassero meno ostilità da parte degli enti politici che ci governano". Il tuo linguaggio artistico è molto particolare; ha un qualche rapporto con l'architettura?"Più che con l'architettura direi che ha un rapporto con la chiave di volta: una parte giocosa in cui è possibile effettuare giri come sulle montagne russe. Mi spiego meglio: il mio linguaggio non crea l'opera ferma per essere consumata, bensì per essere cancellata, per poi riapparire sotto un'altra forma; sono lavori riciclabili. Questa operazione si sposa bene con la mia anima e con il modo di pensare odierno". Ma come sgorgano le idee per le tue creazioni?"Nel mio caso non si tratta di idee, direi piuttosto che è un fatto congenito. Personalmente ho dovuto colmare una parte di me non soddisfatta dagli aspetti quotidiani del vivere. Sinceramente ho trovato questo sfogo da adulto e direi che è esploso a tal punto da confondere una persona viva per un burattino".Anche i titoli delle tue opere sono curiosi e simpatici; me ne dici qualcuno?"Un lavoro che ho appena finito l'ho chiamato 100 metri stile libero. Sarà una sorpresa: vedere per credere, leggere per gustare, manipolare per curiosare, infine mettere in tasca e (con pochi soldi) portare a casa".