Andrea BRUCIATI
aprile 2006
di R.Vidali
Da alcuni anni tu sei direttore della Galleria Comunale d'arte Contemporanea di Monfalcone; quali difficoltà incontri nel compito di portare a buon fine i tuoi progetti? "La galleria è ancora giovane e opera in un contesto sociale dove il contemporaneo deve ancora essere assorbito. Preferisco pensare alle cose che mi permettono di giungere al risultato piuttosto che agli ostacoli passati e a quelli futuri ancora da affrontare. Ritengo abbia un maggior valore credere nel lato costruttivo delle cose, anche se la realtà non sembra spesso orientarsi allo stesso modo".
Quali i tuoi rapporti e frequentazioni con gli ambienti culturali della regione Friuli Venezia Giulia (artisti, collezionisti, critici, gallerie, istituzioni)? "Caratterialmente mi ritengo una persona curiosa, aperta alle relazioni e collaborativa, per cui sono sempre disponibile a conoscere, interpretare, consigliare, avallare nuovi progetti. In realtà, poi, la frequentazione degli ambienti culturali, e lo dico a malincuore, è scarsa considerato il poco tempo che gli impegni per la Galleria mi permettono. Certo mi piacerebbe partecipare attivamente al dialogo che si svolge in regione, soprattutto per ciò che avviene in situazioni istituzionali dalle ottime potenzialità come il Centro per l'Arte Contemporanea di Villa Manin. Ma ritengo che il problema sia a monte: per esempio mi chiedo se un tavolo di discussione effettivamente esista".
Nell'età di internet e dei grandi progetti espositivi, credi che i centri periferici come Monfalcone e Passariano abbiano possibilità di far sentire la propria voce? "Direi proprio di sì. I piccoli centri, rispetto alle strutture faraoniche, oltretutto, sono più flessibili. Una grande struttura, per assurdo, pur avendo più mezzi tende a rischiare di meno. Infine, il fatto di non essere nell'occhio dei grandi cicloni culturali, permette una visione disincantata e distaccata, consentendo altresì l'articolazione di altri discorsi".
Ci puoi spiegare da che cosa nasce questa tua passione per l'arte contemporanea? "Di fatto, credo che dipenda dalla sfida che ognuno quotidianamente si pone con sè stesso".