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News

20.08.2008

G I O V A N N I P U L Z E alla S E R R A di VILLA REVOLTELLA, v i a M a r c h e s e t t i n. 37, T r i e s t e

04.09.2008

Antonio Serrapica allo Spazio Juliet - TRIESTE

11.09.2008

"T R E + T R E" al TWINS CLUB A.S.D.C. - via Economo 5 - Trieste

14.09.2008

Plinio Martelli da J U L I E T - P A R C O F o u n d a t i o n d i C a s i e r (TV)

15.10.2008

F R A N C OU L E al TWINS CLUB - via Economo 5 - Trieste

triestèfotografia


Aldo GHIRARDELLO

Quale è stata la tua formazione?
"La mia formazione culturale risale agli anni Ottanta quando, dopo essermi diplomato presso l'istituto d'arte della mia città, ho deciso di proseguire gli studi al DAMS di Bologna. Sia come stimoli culturali e sia come facoltà, Bologna aveva molto da offrire: in quella sede le indicazioni tecnico-teoriche, che avevo ricevuto dagli insegnanti (come Aulo, Baldan, Lucatello) che hanno saputo valorizzare la mia sensibilità artistica, potevano costituire le basi su cui elaborare una cultura specificatamente artistica. Durante gli anni dell'università non ho mai smesso di dipingere, attratto com'ero dal recupero della pittura dopo decenni di concettualismi. A quegli anni risale la mia prima partecipazione ad Arte Fiera e la frequentazione con critici di rilievo, come Italo Mussa e Luigi Meneghelli. Ero troppo giovane, però, per saper gestire in modo intelligente quegli stimoli culturali e per poterli mettere pienamente a frutto. Ricordo che rimasi folgorato e affascinato da Francesca Alinovi, dal suo look stravagante e anticonvenzionale, dal suo modo di vivere in maniera dada. Per converso, in regione trovai un sensibile interprete di quella mia prima produzione in Luciano Perissinotto, persona dal linguaggio elegante, attento e pacato".

Riguardo al tuo lavoro, come procede? Da quali basi e verso quali obiettivi?
"Ultimamente lavoro sul ritratto. Ritraggo amici, parenti, conoscenti spesso in due momenti diversi della vita e partendo da foto tessere. Si tratta di una visione diacronica del ritratto. Mi piace che lo sguardo del fruitore passi da un'immagine all'altra colmando con la propria sensibilità il vuoto che c'è in mezzo. Si tratta di un ragionamento sul tempo e il disfacimento che comporta. Le velature bianche e la decorazione traslucida allontanano i soggetti consegnandoli a una specie di limbo. Altre volte intervengo sul cambiamento di identità, e lo stesso soggetto passa dal maschile al femminile. In questo caso si innestano riflessioni più contemporanee sulla riproducibilità e artificialità del corpo oltre che sull'uso della chirurgia estetica e l'ossessione della bellezza omologante".

Dietro queste opere c'è forse la volontà di riferirsi alla ritrattistica d'esordio del grande Gerhard Richter?
"Ti sembrerà strano ma Richter non è mai stato un punto di riferimento o un modello per il mio lavoro. Al contrario, io vado alla radice della classicità: trovo infatti che questa mia ultima pittura, fatta di ombre e passaggi chiaroscurali molto delicati, si avvicini al mito greco dell'origine della pittura come proiezione di ombre".

Aldo Ghirardello lavora con le galleria udinesi Nuova Artesegno e Artestudio Clocchiatti; per ulteriori info: a.ghirardello@libero.it

R. Vidali