Aldo DAMIOLI
ALDO DAMIOLItra Venezia e New York
È strano pensare oggi a una pittura di paesaggio, anche perché le grandi mostre istituzionali sembrano propendere verso altre forme espressive: basti pensare al trash dell'internazionalismo post o agli epigoni del fare arte processuale. I salti conoscitivi sono sempre molto rari e sono sempre più difficili. Ecco perché la pittura di Aldo Damioli è così strana e allo stesso tempo così moderna: ci porta in una direzione diversa, separata dal trend modaiolo dei benpensanti della cuccia avanguardista, quella insomma abituata ad abbaiare, perché a chi abbaia si dà almeno l'osso, si dà insomma qualcosa da sgranocchiare, che sono poi i resti di quella cultura moderna che ha visto in giganti come Picasso e Duchamp i suoi due grandi campioni del Novecento.Ecco, con Aldo Damioli, seduti ai tavolini della Trattoria al Collio, con davanti due bicchierini di bianchetto da caraffa (si sa, gli artisti si fingono poveri e non si vogliono permettere champagne francese), parliamo della sua pittura, parliamo di Trieste.L'intero ciclo delle tue pitture recenti s'intitola Venezia New York; perché non hai pensato a un ciclo Trieste New York? "Nel titolo delle mie opere Venezia sta come citazione dello stile vedutista, sta come indice di una città storica e culla della memoria artistica antica, mentre New York richiama l'altra culla dell'arte ovvero la modernità che è volata negli Stati Uniti con l'esodo degli artisti europei a ridosso del secondo conflitto mondiale. In questo senso uno stile si identifica con una toponomastica, che poi viene usata per rappresentare una tipologia di città moderna ovvero la città moderna per antonomasia. In questa ottica Trieste non può rientrarvi in alcun modo, anche se un quadro sulla Trieste degli anni Sessanta, come ben sai, l'ho dipinto e anche esposto".
Questo ritornare a un linguaggio così legato al passato, come il vedutismo, non è un'operazione tipicamente ideologica? "Io ritengo che nessun linguaggio, nel suo specifico, possa considerarsi esaurito: tutti i linguaggi esprimono un valore che non si consuma dall'oggi al domani. Inoltre non credo a quella critica d'arte che assegna a ogni epoca un determinato linguaggio, inchiodandolo a definizioni quali vecchio e nuovo. Peraltro la mia sarà anche ideologia, ma preferisco chiamarla ironia epistemologica".Quindi, secondo te, la bellezza può ancora esistere? "La bellezza la considero il frutto di convenzioni culturali, forse con qualche componente assoluta legata alla fisiologia. In definitiva ogni cultura mette a punto una propria idea di bellezza".
R.Vidali
Aldo Damioli nel suo studio.